mercoledì 31 luglio 2013
venerdì 19 luglio 2013
Masterclass Pixar - Animation & Character: due giorni con Andrew Gordon e Ricky Nierva
Prendete una ragazza normale, che vive in una città di provincia
dove non succede mai nulla con la passione per il disegno e i cartoni animati e
mettetela davanti a due animatori Pixar come Andrew Gordon e Ricky Nierva
e ad un buffet gratis. Risultato: sindrome di Stendhal.
la faccia era così, lo giuro
Quello che ho vissuto in questi due giorni di Masterclass
della Pixar è stato indescrivibile.
Ma partiamo dall’inizio.
Ho scoperto tramite una ragazza su Facebook (a volte questi
social network sono utili) che due artisti della Pixar sarebbero venuti in
Italia a fare delle lezioni. Non solo in Italia, ma a Roma. Di soldi non ne
parliamo, ma una bella cifra. Come l’ho pagato, beh, dietro non c’è niente di
nobile, una parte dei soldi che avevo messo via per comprarmi la Intuos
(tavoletta grafica) sono andati a finire dritti dritti nella Masterclass,
insieme a quelli dei miei (poveri) genitori. Tutto perché queste sono occasioni
che capitano solo una volta nella vita (o almeno è quello che mi sono detta per
sborsare una simile cifra in tempi di crisi).
Il primo giorno (il 5 luglio 2013) della Masterclass è stato
dedicato all’animazione. A raccontarci le tecniche di cui si avvale la Pixar è
stato Andrew Gordon. Con una semplicità ed una naturalezza ci ha raccontato dei
metodi di lavoro dietro i cartoni (splendidi) della Pixar, la cura che mettono
in ogni singolo dettaglio che li fa essere dei grandi. Gordon
trasudava passione e bravura, e non si era creato quel distacco maestro –
alunno. Dopo un’ora di spiegazione circa, eravamo entrati nel fantastico mondo
dell’animazione Pixar. Ed è stato in quel momento che la mia invidia è arrivata
alle stelle, quando ci ha spiegato come lavorano, visto che sono un team affiatato che si vuole bene, dove i meriti
vengono spartiti e non ci si mette i piedi in testa a vicenda (paura, eh?).
Il secondo giorno era il MIO giorno. Ricky Nierva ci ha
parlato di Character Design, ciò che più amo, e , si , allora veramente stavo
vivendo un sogno. Durante la lezione abbiamo fatto degli esercizi:
disegnare all'interno di figure geometriche
disegna il tuo vicino: Alessandra al centro, in alto a destra Marco e il simpatico ragazzo sorridente è Nierva
disegna alcune persone messe in fila davanti a te
Mi sono sentita felice come non succedeva da tempo. Figuratevi il mio entusiamo dopo questo:
"Ehi Mr Nierva, du for mi a littol schec, plis"
Ormai siamo a fine luglio, ci ho messo parecchio tempo per
scrivere questo post. Il motivo è questo: dopo un'esperienza del genere tornare alla vita vera è stato un trauma. Ho passato giorni
tra l’euforia e la depressione.
E’interessante la realtà? No.
lunedì 24 giugno 2013
Quattro giorni di Crack
Quest’anno compio 25 anni, un
quarto di secolo. I miei primi 25 anni li passo al primo festival di fumetti
della mia vita, il Crack. Tema di quest’anno è “Orda”, un tema generico che
racchiude una moltitudine di artisti variopinta e multiforme. Il concetto “Orda”
racchiude anche il tipo di organizzazione e il luogo, perché il Crack è un
festival autogestito. Questa è proprio la “bellezza” di questo festival.
Insomma, per farla breve, è un gran casino, ma alla fine vale la pena esserci. Si svolge nei sotterranei del Forte Prenestino,
diventato centro sociale (dall’86),e si trova nel quartiere Centocelle.
Allestimento
Il Forte è diviso in celle. In ogni
cella gli artisti possono esporre i propri lavori. Premetto che era un mese un
mezzo che chiedevo una cella, mentre mi sono ritrovata in corridoio. Essendo
questa la prima volta che mi trovavo nel bel mezzo di questo tipo di festival,
non ero pronta per l’inferno che si stava per scatenare. La logica del Crack dice
che chi arriva prima si prende il posto. Il giorno dell’allestimento
all’inizio ci avevano detto (ero con un amico) che non c’era più posto. Credo
sinceramente che per 20 minuti io abbia perso la lucidità, perché mi sono
ritrovata ad inseguire come una cavalletta impazzita una specie di portavoce dell'organittore del festival insieme ad una folla di persone per i cunicoli del Forte, alla ricerca di uno
spazio in cui appendere i miei lavori.
I fumettisti “big” naturalmente
avevano la loro cella assegnata, per il resto gli artisti le avevano occupate
abusivamente senza criterio e c’era chi, addirittura, aveva preso i tavoli
della cucina (!!!!) per fare una sorta di barricata. Per un attimo mi ha
ricordato la segreteria studenti di Lettere e Filosofia quando vai a consegnare
i moduli per la laurea l’ultimo giorno e si è rotta la macchina che da i
numeretti (ricordi, quanti ricordi......).
Ma insomma, alla fine uno
spazietto l’ho trovato.
Però alla fine della serata stavo un po' così:
Il resto della fiera
Una volta superato l’allestimento
del giovedì alla fine ci si abitua, si entra in simbiosi con il proprio spazio
vitale, con la polvere che ti entra anche nelle mutande. L’unica cosa di cui
non sono riuscita ad abituarmi sono stati i bagni chimici, per il resto avrei
potuto starci un mese la sotto. In queste occasioni del resto fare amicizia e scambiarsi quattro chiacchiere diventa incredibilmente facile. Di aneddoti ce ne sarebbero fin troppi da raccontare. Facciamo parlare i disegni.
Ho disegnato parecchio nel corso dei quattro giorni, concentrandomi sulla gente che veniva alla mostra:
Ho disegnato parecchio nel corso dei quattro giorni, concentrandomi sulla gente che veniva alla mostra:
Qualche amico disegnatore si è fermato a scarabbocchiare qualcosa:
Ellen
Egle
Alessandro
E nascono pure degli ibridi:
Addirittura si parla di futuro con i miei quattro mariti baffuti:
Ma alla fine si sa, l'uomo delle poste ha il suo fascino:
Nonostante i bagni chimici e le poca igiene personale ci si rivede l'anno prossimo (credo).
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